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Rassegna Stampa

Pubblicato il 13 maggio 2014 | da waylog

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La mossa hi-tech che incastra i due assassini

 

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Articolo del quotidiano di Como : ‘La Provincia’
Un tecnico informatico te lo immagini così preso da microprocessori e software da essere ormai allergico alla carta. A meno che non sia uno di quegli informatici che ha scelto di lavorare al fianco della Procura. Perché, in quel caso, prima di pensare in gigabyte si deve sopravvivere a migliaia di vecchi e polverosi papiri.

Più che un processo mediatico, un dibattimento multimediale.

Le udienze a Rosa e Olindo, lo si sapeva, erano destinate a lasciare il segno. E non solo sul fronte di una vicenda umana che muove interrogativi e fantasmi. E non solo sotto l’aspetto della procedura. Ma, anche,per quel che riguarda un nuovo modo – per l’accusa – di presentare alla giuria le sue ragioni.Dal primo giorno davanti alla Corte d’Assise, il pubblico ministero Massimo Astori non muove carta senza che al suo fianco due fedeli esperti di cose hi-tech non clonino i suoi movimenti con altrettanti click del mouse. Impulsi informatici che, di volta in volta, fanno apparire sui maxi schermi immagini dell’agghiacciante delitto, ricostruzioni, ipotesi investigative e, tra non molte udienze, intercettazioni ambientali, audio e video di interrogatori.

In totale qualcosa come 30 gigabyte di faldoni d’inchiesta.«Per noi e per la procura – commenta Marco Bodecchi, l’esperto della Waylog incaricato di trasformare l’aula al pian terreno del palazzo di giustizia di Como in una sala da far invidia a un campus di ingegneria informatica – è stata una sfida. Una sfida che sta portando a dei ri sultati». Per chi è abituato a mettere le mani in microchip, il viaggio negli orrori di Erba non è certo un’avventura messa in preventivo: «Eppure sei così fisicamente spossato dalla preparazione e concentrato sul lavoro che non hai tempo per pensare a quel che è stato. Certo che quando ti fermi…» lascia in sospeso.

L’utilizzo massiccio del computer in un mondo abituato a faldoni polverosi e fogli di carta, è una novità quasi assoluta con un famoso precursore: l’Antonio Di Pietro di “mani pulite”.

Ma da allora di tempo ne è passato. E l’aula della Corte d’Assise di Como lo dimostra. «In molti sono rimasti sorpresi – conclude Bodecchi – E ancora non abbiamo mostrato nulla».

Ovviamente l’esito del processo per la strage di Erba non potrà non far sentire le sue conseguenze anche sul futuro dell’hi-tech in un’aula di giustizia.

«Eppure – rivela Luca Ganzetti,l’altro 007 informatico cooptato dalla procura – non doveva essere questo il primo processo multimediale. Ci stavamo già preparando a trasformare in digitale tutti i faldoni dell’inchiesta su AngeloRumi», il primario dell’ospedale di Como condannato in primo grado per l’omicidio colposo di alcuni suoi pazienti. Ma il progetto si bloccò. Solo momentaneamente.

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