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Rassegna Stampa

Pubblicato il 10 Luglio 2010 | da waylog

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Dal suo Htc gli esperti della Waylog, i detective informatici incaricati dalla procura …..

La Provincia di Como 6 luglio 2010

Gli sms dopo il delitto in centro
«Devo fare due cose, poi nanna»

COMO La banalità del male è un sms inviato alla fidanzata con un cadavere ancora steso nel salotto di casa: «Se dovessimo andare via domenica devi essere a casa la sera? Certo amore. Come vuoi!!». Emanuel Capellato (nella foto) è un professionista dei messaggini con il cellulare. Dal suo Htc gli esperti della Waylog, i detective informatici incaricati dalla procura a scavare nella memoria dei telefonini dei sospettati del delitto di Antonio Di Giacomo, hanno estratto decine e decine di pagine piene di sms inviati, ricevuti e salvati. Anche il giorno in cui il commerciante di Colico viene freddato con due colpi alla testa nell’appartamento di via Cinque Giornate di Capellato. Messaggini scambiati, soprattutto, con Leonardo Panarisi, l’uomo in cella a Bergamo con l’accusa di omicidio volontario dopo che lo stesso Capellato lo ha additato come l’esecutore materiale dell’omicidio.
Si comincia presto, quel giorno. Sono le 8.19 di venerdì 9 ottobre quando Capellato invia un sms al “biondo”, come aveva salvato sul suo cellulare il numero di telefono del Di Giacomo: «Buongiorno, io sono a casa. Aspetto la tua chiamata». Pochi minuti prima l’uomo soprannominato “Popo” chiama Panarisi sul cellulare e con lui parla per quasi due minuti. Attacca. Il tempo di scrivere il messaggino alla vittima. E invia. Il “biondo” chiamerà mezz’ora dopo. E poi, ancora, verso le dieci e dieci: solo quindici secondi di telefonata. Cosa si dicono? Gli uomini della squadra mobile sono convinti che sia una chiamata del tipo:sto arrivando. Alle 10.17, infatti, ecco partire un nuovo sms diretto al numero di Panarisi: «Cazzarola è già arrivato lo sponsor per la squadra di calcetto». A chi si riferisce Capellato? I detective della polizia non hanno dubbi: a Di Giacomo. È la prova, secondo l’accusa, che la trappola per rapinare il commerciante di Colico dei suoi orologi, quasi tutte patacche, sia stata organizzata da entrambi gli imputati, per i quali il pubblico ministero Antonio Nalesso ha chiesto il rinvio a giudizio. Di Giacomo viene ucciso, secondo gli inquirenti, tra le 15.30 e le 16 di quel pomeriggio. La difesa di Panarisi cercherà di dimostrare che il delitto è avvenuto prima, visto che l’uomo di Tavernerio è giunto in città – come dimostrano le celle telefoniche – solo alle 15.38.
Sono passate due ore dal delitto, quando Capellato si mette a inviare sms: «Devo fare due cose, poi nanna». Poco dopo: «Sono dalla mamma sotto sequestro. Ci sentiamo dopo». E infine, alla fidanzata che scrive «Se dovessimo andare via, domenica sera, devo essere a casa», lui risponde: «Certo amore. Come vuoi!!».
Il giorno dopo, a cadavere abbandonato, il “Popo” torna al suo amato Htc e alle 7.57 scrive: «Se per te va bene ci possiamo vedere nel pomeriggio». Destinatario: il “biondo”. La vittima.

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